di Vittorio Pagliaro*
Un’intervista, di qualche tempo fa, che non è ancora documento storico perché viva espressione di cruda attualità. Con le sue domande Angelo Angelastro ha anticipato una verità odierna. Il Dalai Lama è tra gli ultimi maestri di macro-pensiero complessivo e visionario, in un’epoca di micro- leaderismo a corto raggio. Dove, ciascun capo, al di là delle dichiarazioni formali, tende al successo breve, incurante della prospettiva durevole.
Il Dalai Lama ha parlato del concetto di reciproca conoscenza – culturale, religiosa, filosofica, sociale – presupposto essenziale alla pacifica convivenza dei popoli, nella ricchezza della diversità. Ciò distingue e salvaguarda l’identità fattuale da quella strumentale, quest’ultima tesa, da sempre, alla sopraffazione. Parole semplici e dunque eternamente rivoluzionarie. Il Dalai Lama indica l’unica strada percorribile affinchè un’autorità centrale, ancorché, se dimostrato, legittima, non degradi in autoritarismo o, peggio, in totalitarismo. Il giogo cinese sul Tibet è solo uno degli esempi, di prevaricazione e strategia di asservimento, attuato dagli uni contro gli altri. In tale contesto, dove il pericolo della conflittualità permanente è formidabile, le religioni e le tradizioni di pensiero dottrinale, autentiche e non ciarlate, oggi più che mai, hanno un ruolo decisivo per una pacificazione, non imposta ma consapevole e quindi duratura, del mondo.
L’altro concetto chiave, che emerge dalla conversazione, è la necessità di una trasformazione interiore, fatta di immedesimazione e generosità, per la felicità individuale e collettiva. Le parole chiare, apparentemente ingenue, che scaturiscono dal Dalai Lama, su naturale sollecitazione di Angelo Angelastro, assumono un carattere realisticamente velleitario, e se ne percepisce l’urgente praticabilità universale, ora più di ieri. Valeva la pena di proporre l’intervista integrale, perché diventi un patrimonio di tutti.
*Docente di geopolitica all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”
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C’è un luogo che merita di essere visitato: l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, in provincia di Pisa. Da questo angolo di Toscana il buddismo tibetano declina i suoi messaggi di gentilezza e compassione nella lingua dell’Occidente ed è difficile che l’esperienza non lasci una qualche traccia nella vita di chi capita da quelle parti.

