
La fotografia e le tradizioni popolari. Un binomio che sembra iscritto nel dna delle mie passioni. Fin dagli anni Settanta. E’ vero che il Sud ti “immerge” nel rito ma non è detto che il tuo animo si lasci permeare. Specie se la visione laica della vita protesta le sue ragioni. In me, e in tanti come me che in quegli anni scelsero la fotografia per testimoniare il passato e il presente di quel tempo, rito e laicità andarono a braccetto. Così è stato fino al 15 maggio del 2024 e non c’è motivo di pensare che le cose cambieranno. Decisi allora di colmare una lacuna nelle mie conoscenze in materia di tradizioni popolari.
Dentro di me la Festa dei Ceri di Gubbio era avvolta in una penombra indecifrabile. Gara medievale? Spericolata esibizione? Sopravvivenza di “campanilismo rionale”? Sospesi le domande, quel giorno, e mi lasciai andare a quanto stava avvenendo. Stupefatto, assistetti alla celebrazione più sfrenata del “mistero della festa”, quel mistero che talvolta ti assale in circostanze simili. A Galatina, nel Salento. A Palmi, in Calabria. A Tufara, nel Molise. E l’elenco potrebbe continuare. Scattai le mie foto da una posizione decisamente privilegiata e sentii pulsare freneticamente quel “bisogno del rito” che sopravvive a mani basse, sconfiggendo le riduzioni di senso che talvolta intristiscono il mondo contemporaneo. Scattai a ripetizione, senza fermarmi per ore. E quando rividi le immagini della folla stipata inverosimilmente nella grande piazza di Gubbio, una delle quali è diventata immagine di apertura del mio sito web, mi rallegrai. L’Italia, ancora immersa nel rito, resta un cliente difficile per i professorini della globalizzazione.
Approfondimenti
La “Festa dei matti”
di Mario Farneti – 18 febbraio 2026
I ceri dell’amicizia
Tg1 Persone – 16 maggio 2015

