Il mio nome è Claudio (Abbado) – Parte seconda

Quella mattina di giugno, ad Alghero, Claudio Abbado parlò diffusamente di se stesso e in particolare degli anni giovanili in cui comprese che non al pianoforte o alla composizione avrebbe dedicato tutti i sacrifici necessari, bensì alla direzione d’orchestra. Raccontò a lungo e con amabilità, come forse non aveva mai fatto prima davanti ad una telecamera.

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Il mio nome è Claudio (Abbado) – Parte prima

Ho avuto più occasioni di incontro con Claudio Abbado. A Bologna due volte, poi ad Alghero, infine a Francoforte. Ero sulle “tracce” del maestro da tempo, impegnato in una non facile impresa: vincere la proverbiale ritrosia che aveva sempre caratterizzato i suoi rapporti con giornali e televisioni. L’“inseguimento” fu, in fondo, meno problematico del previsto e in una splendida giornata di giugno la sua residenza estiva accolse me e la troupe per una lunga mattinata di lavoro. L’intervista doveva alimentare un corposo documentario (dal titolo “Claudio Abbado, un mito italiano” che potete vedere sul mio sito web cliccando qui …) e, dunque, la fretta fu bandita del tutto. Prevalse un clima rilassato e, starei per dire, dolce.

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