Lo scrittore francese Emmanuel Carrère è uomo di forti opinioni. Nelle sue pagine prevale l’irrequietezza e il dubbio ma talvolta può capitare di imbattersi in consolanti enunciazioni. Prendete il libro “Yoga”, pubblicato in Italia da Adelphi nel 2021. A pagina 269 l’autore si avventura su un terreno molto impervio: la rappresentazione della “pura gioia” che può sfociare, addirittura, in una… visione del paradiso. Durerebbe 5 secondi, è addirittura visibile su Youtube, e coincide col sorriso di una giovanissima Martha Argerich mentre suona la celebre polacca “Eroica” di Chopin.
Per essere più precisi: mentre suona al minuto 5’30” la ripresa del tema principale. Chi vuole intravedere il paradiso non ha da fare altro, dunque, che individuare il brano, ascoltare e guardare. Parola di Carrère. Un breve inserto da quel memorabile concerto (non il brano in questione, per non rovinare la sorpresa) compare nella mia intervista. Accanto alla Argerich siede Ricardo Castro, all’epoca direttore dell’Orchestra giovanile di Bahia. Cosa emerge della grande pianista argentina che non sia già noto? La sua empatia, forse. La voglia di scherzare. L’umiltà. E il divertente racconto sul suo primo maestro. Un italiano originario di Crotone, in Calabria. Molto bravo e anche tanto austero…


Caro Angelo sono sempre sorprendenti le tue interviste amichevoli ed escavatrici da subito, che pongono anche una persona famosa e in apparenza sicura di sè e pronta a guidare chi come te vuole sapere di lei al di là del personaggio, in una sorta di empatia d’attacco (empatica forse, per non essere svelata o cadere nell’abisso della non conoscenza di sè).
Per ben due volte, secondo me, la famosissima pianista -che ti ringrazio di avermi fatto conoscere insieme a tutto il resto- ti/ci stoppa, se noi ti seguiamo in questo furto con destrezza dell’intervista, sulle consapevolezze di cui vuoi sapere e che lei dovrebbe avere di se stessa, dello stile personale e del talento, e della conoscenza di repertorio specialistico, nel senso che non sente chiaramente di averne contezza, essendo involontaria la prima (come un’impronta digitale dice lei) e da conquistare almeno in parte la seconda, perchè lei non si ritiene una specialista e cerca ancora di imparare. In sostanza, a sentirla incerta, si tratterebbe più che di consapevolezze, di stati da editare nuovamente per renderli efficaci, in quanto involontario lo stato dello stile e del talento e non assodato, quello della conoscenza specialistica. Un po’ come nel compito infinito del determinare ( di Paul Natorp).
Inoltre, dalle immagini anche delle suonate pianistiche, che hai montato benissimo insieme a quelle dell’intervista vera e propria, si vede che l’artista, sia da giovane sia da donna ormai affermata e sicura, accenna mentre suona, ad un sorriso cantante muto, frammentario, sussurrato a fior di labbra, che segnala a mio parere, il librarsi dalla fisicità della tastiera alla molteplicità delle onde sonore. Il che potrebbe corrispondere – ma è solo un mio spunto ipotetico- al momento pur breve ma non effimero perchè memorabile, di pura gioia e visione paradisiaca, di cui Emmanuel Carrère narra, avendo immagino lo scrittore ascoltato la suonata e anche assistito a Martha Argerich che la suonava.
E forse la tua pianista- ora anche nostra che ti leggiamo- mossa certamente da curiosità e interesse ti ha poi intervistato lei, come ci dici e con bravura, per renderti la pariglia indagatrice o semplicemente trasmettendoti amicizia, anche per averla fatta parlare di lei a se stessa.
Caro Antonino, nel migliore dei casi l’intervista è una meravigliosa contesa. La “posta in palio” è ben descritta nelle tue parole ma può sfumare da un momento all’altro. Quando l’interlocutore intravvede finalità “impure” nell’intervistatore o, semplicemente, nel caso in cui non si attivi il misterioso scambio energetico che distingue la relazione vera da un normale e fugace approccio. Il caso dell’incontro con la Argerich ha pochi eguali nella mia esperienza. Il personaggio sembrava troppo prestigioso per sperare in tanta meravigliosa sincerità. E’ successo ed oggi non mi rammarico affatto di aver accettato condizioni non proprio ottimali per la migliore riuscita della registrazione! La “pura gioia” di cui parla Emmanuel Carrère (a proposito, “Yoga” è un libro bellissimo!) sembra essere piuttosto radicata nel mondo della pianista: lo testimonia perfino un’intervista concessa diversi decenni dopo la famosa esecuzione della polacca “L’Eroica” di Chopin! Concludo con una notizia: pubblicherò presto nel mio canale YouTube l’integrale grezzo del colloquio registrato quel giorno e, questa volta, senza inserti musicali. A grande richiesta, come si dice… Ti abbraccio.
Martha Argerirch, professionista di fama mondiale dotata di un talento eccezionale e coinvolgente, ha suscitato profonde emozioni come Angelo, nella sua intervista, ci ha fatto cogliere, rendendo viva l’interpretazione dei brani ed evidenziando anche la sua simpatia
Grazie, caro Lucio! Mi torna in mente un particolare dell’incontro con Martha Argerich. Mancava poco al concerto romano con l’orchestra diretta da Ricardo Castro e, dunque, non fu possibile indugiare troppo nei saluti… Dopo un po’ la pianista argentina tornò sui suoi passi, mi raggiunse sulla porta dell’albergo nel quale era stato allestito il set e mi rivolse una curiosa sequenza di domande sul mio lavoro e la mia vita. Brava anche nelle vesti dell’intervistatrice…
Grazie,
Grazie a te, caro Salvatore! Ricordando la Rabatana e Albino Pierro…