Ho esitato molto prima di rendere pubblica l’intervista che propongo quest’oggi. In primo luogo per le circostanze che l’hanno preceduta. E’ il 23 aprile del 2013, sono a Genova per l’anteprima di un film-documentario dal titolo ambizioso: “Una canzone per il Paradiso”. A Gino Paoli e a Don Gallo il regista Nicola Di Francescantonio ha assegnato il compito di raccontare la famosa scuola dei cantautori genovesi.
Con l’autore de “Il cielo in una stanza” registro una bellissima chiacchierata in Via del Campo, la strada cara a Fabrizio De Andrè, ma per ore attendo la conferma dell’intervista con Don Gallo. Dalla Comunità di San Benedetto al Porto, la Comunità da lui fondata nel 1970, non arrivano buone notizie. Non sta per niente bene il “prete di strada” più amato d’Italia e non se la sente di rispondere alle mie domande.
Non considero neanche per un attimo la possibilità di insistere e mi metto l’animo in pace. Intorno alle 21, però, il telefono squilla. “Don Gallo ti aspetta” dicono dalla Comunità. La sorpresa è grande ma non c’è tempo per riflettere. Chiamo l’operatore, lo invito a mettere insieme lo stretto indispensabile per la registrazione, in macchina rileggo al volo le domande che ho intenzione di porre e in meno di un quarto d’ora sono nel suo ufficio, una stanza che ricordo buia e piuttosto spoglia. Non incalzo con le curiosità durante l’intervista: è più che evidente lo stato di malessere che condiziona il mio interlocutore. Di lì a poco, infatti, Don Gallo ci avrebbe lasciati: il 22 maggio dello stesso anno, appena un mese dopo il nostro colloquio.
Non ho mai utilizzato il materiale girato quella sera, per rispetto verso la sua sofferenza. Una sola, brevissima sequenza video comparve nei servizi che il Tg1 mi chiese quando si diffuse la notizia della scomparsa. Ma oggi, dopo tanto tempo, le opinioni del “prete degli ultimi” su Fabrizio De Andrè poeta, su Genova “nobile decaduta”, sui ritardi della classe politica sono storia, credo. Farei un torto a chi le ha espresse non rendendole pubbliche.


Un “affresco” toccante, quello di don Gallo, su Genova, la musica di DeAndre’ e la vita di ogni giorno!
Grazie Giampiero. Sono molto contento della tua attenzione! Don Gallo, una di quelle persone alle quali hanno sempre guardato persone come noi…
Anche questa intervista risulta essere molto, molto accattivante sia per la singolare persona intervistata sia per l’argomento scelto, il grande De André e la grande “Nobile decaduta “come viene definita da don Gallo la città di Genova. Grazie Angelo per le tue originali scelte giornalistiche
Cara Colomba, Genova era una città emblematica della contraddittoria condizione umana per Don Gallo. Sapeva bene che gioia e sofferenza, il più delle volte, si fanno buona compagnia…
Una intervista tanto emozionante quanto illuminante, non solo su De André e la sua grande poesia, ma sulla nostra stessa società di allora e di ora. Don Gallo, nonostante sofferente, mostra di avere una lucidità ed onestà di pensiero di gran lunga superiore a tanti che si dicono “sani” dei nostri tempi (sempre più oscuri).
Dici bene, Alfonso, lucidità e onestà di pensiero…. Don Gallo ha frequentato il nostro tempo con ineguagliabile autenticità! Tutti dovremmo ispirarci al suo esempio…
Davvero molto bello, commovente ma che lascia indelebile la lucidità per capire, sia il significato morale e civile, sia far capire cosa vuol dire essere umili o gli ultimi della Terra. La musica è l’arte della comunicazione universale e la presenza di Gino Paoli, musicista senza compromessi, illumina la situazione di un religioso che sta per raggiungiere la sua casa nel cielo, accolto tra i suoi simili.
Bravo Angelo (Omen nomen)
Caro Vladimiro,
ho letto il tuo commento all’intervista con Don Gallo e ti ringrazio. Una delle ragioni per cui propongo i materiali inediti dal mio archivio è rendere un ulteriore omaggio a persone che hanno dato tanto al nostro tempo (e che non sempre sono state adeguatamente valorizzate dai nostri media).