E’ difficile che un romano proponga piazza Sant’Agostino a un amico in visita nella Città Eterna. Per un insieme di ragioni. Anzitutto non è un luogo famoso quanto piazza Navona o, poniamo, Fontana di Trevi. C’è poi un motivo di natura strettamente “urbanistica”: benché centralissima questa piazza non è attraversata dalle principali direttrici di percorso nell’antichissimo Campo Marzio. Infine, piazza Sant’Agostino è un severo quadrilatero, di non fulgida bellezza, immerso quasi distrattamente nella storia della Città Eterna. Alla quale, però, ha regalato più di una testimonianza.
Testimonianze un po’ segrete. Che vanno indagate con calma. Senza spazientirsi. Perché a chi non dovesse bastare apprendere che in uno dei vertici del quadrilatero ha sede la Biblioteca che per prima aprì le sue porte alla gente comune in Europa (la Biblioteca Angelica) potremmo proporgli di perdersi nella forsennata avventura romana di Michelangelo Merisi da Caravaggio, per sapere che in questa piazza il genio lombardo dette il meglio di sé e anche… il peggio. Già. Se varcate la soglia della Basilica di Sant’Agostino, in una buia cappella appena alla vostra sinistra dovrete fare i conti con un suo capolavoro assoluto: la Madonna dei pellegrini o, come sarebbe più giusto dire, la Madonna di Loreto. Non amate la pittura? Beh, forse vi farà piacere sapere che nelle vesti della madre di Dio, Caravaggio pensò di far posare la sua Lena. Che aveva forse un cognome (Antognetti), una fama non proprio cristallina e un figlio (che magari è il Gesù Bambino adagiato fra le sue braccia). E poi, e poi? Se raccontassimo tutto in questo testo che senso avrebbe venire in piazza Sant’Agostino il 13 ottobre (alle 17)? Ah, forse qualcosa potrei aggiungere: ho immaginato questo luogo come il teatro di molti avvenimenti narrati nel mio romanzo “Il doppio arcano”, che presenteremo nella succitata Biblioteca Angelica sempre il 13 (alle 18). Avvenimenti fra luce e ombra, speranza e delusione. E qui sembra di tornare a Caravaggio…


