Nel novembre del 2009 la mia antica passione per Michelangelo Merisi da Caravaggio fu sollecitata da una notizia di cronaca: qualcuno annunciava il ritrovamento dei resti mortali del pittore. Una notizia nient’affatto trascurabile: nei quattro secoli trascorsi dalla morte (universalmente riferita alla data del 18 luglio 1610) le ultime ore di vita del grande lombardo erano apparse avvolte nel più fitto mistero. E mai, nel resoconto “ufficiale” sui fatti, venne ipotizzata l’esistenza di una sepoltura vera e propria. Benché già molto famoso all’epoca, Caravaggio non fu mai pianto da nessuno in quel di Porto Ercole, il piccolo borgo di pescatori affacciato sul Tirreno, dove sarebbe giunto esausto e malato. Il clamoroso annuncio del ritrovamento nel 2009 fu l’inizio di una lunga avventura che approda oggi alla pubblicazione de “Il doppio arcano” (Passigli Editori), il mio nuovo romanzo.
La vicenda dei resti mortali ritrovati è lo spunto di partenza della narrazione. C’è tanto altro nel libro. La storia di un giornalista straniero che dovrà misurarsi col disincanto e il cinismo, la rievocazione delle ultime tragiche vicende della vita di Caravaggio, un viaggio nei luoghi della sua straordinaria avventura artistica. Ma c’è anche l’analisi di una metamorfosi: il profondo cambiamento che l’ammirazione per le sue opere più trasgressive può generare nella psiche di chi osserva. Che dire? Nutro una speranza: che la lettura di questo libro renda ancora più autentico e consapevole l’amore per uno dei geni più discussi della cultura italiana e dell’arte occidentale.
L’incipit del romanzo
Morgan Van Dijk aveva da poco lasciato scivolare le dita dalla superficie arrotondata del mouse quando Madeleine, la segretaria del Dagblad entrò nella stanza degli inviati. Esibiva la solita naturalezza un po’ sfrontata.
«Ti cerca il Supremo», disse accarezzando con gli occhi le unghie curatissime e vistosamente allungate. «E consiglierei di fare presto. Sai bene che non ama attendere». La donna non lasciò spazio ai commenti e si dileguò oltre la porta.
La stanza tornò al silenzio abituale e l’affluire delle considerazioni più cupe risultò naturale per Morgan. Essere invitato a illustrare in pubblico la filosofia di Schopenhauer avrebbe sortito un effetto meno preoccupante di quella imprevista convocazione.


“Andare contro corrente ed avere bisogno di verità”, tutto quello che sembra oggi terribilmente attuale e necessario. Sarebbe un piacere di leggerti nei prossimi mesi senza dovere aspettare la traduzione francese! Auguri di successo per il tuo libro
Il bisogno di verità, caro Hervè, è costantemente oltraggiato. E spesso andare contro corrente è quasi un obbligo se si vuole essere in pace con la propria coscienza… Anche il protagonista del mio libro è costretto a ragionare in questi termini. La sua scelta per la verità lo spinge verso percorsi obbligati. Deve fare quello che fa per coerenza. Non è un eroe…
Magari un giorno ci sarà una traduzione in francese, lo spero. Intanto ti invio il pdf in italiano…
Ciao Angelo finalmente sei riuscito a realizzare il tuo desiderio di scrivere un libro su Caravaggio. Ricordo le tue ricerche e che avevi un contatto con un professore di Napoli che si interessava della vita di Caravaggio. È bello riuscire a realizzare i propri sogni: complimetissimi.
Grazie Raffaele! Mi commuove il tuo ricordo sullo studioso napoletano che troverai fra i protagonisti del romanzo… Purtroppo non è più fra noi. Un po’ rivive nel mio libro, con la sua forte determinazione ad andare contro corrente. Nel nome del bisogno di verità…